AL TEATRO LO SPAZIO “GENESI” DI MARCO M. PERNICH

” GENESI” di Marco M. Pernich, spettacolo vincitore dell’edizione 2015 del Premio Fersen per la miglior regia in scena al Teatro “Lo Spazio” fino a mercoledì 16 dicembre, è una riflessione seria e mai banale sul rapporto tra uomo e Dio, che non racconta semplicemente la creazione, ma attraverso miti parla di qui e ora. L’ermeneutica teatrale dei capitoli 1,11 del libro della Genesi, messa in scena a pochi passi dalla porta Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano, è una operazione culturale molto interessante e di grande attualità.

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In scena una struttura ottagonale sormontata da una cupola, tre musicisti che si vedono quando stanno suonando ma sono invisibili per il resto del tempo. Sulle pareti della scenografia, immagini in proiezioni successive che evocano miti e ricordi, e che ogni spettatore può leggere secondo la sua storia vissuta. Davanti alla struttura un attore e un’attrice danno voce ai cinque personaggi: l’Angelo, l’Avversario, Caino, Noah e la Moglie di Noah. Prodotto dalla compagnia STN-Studionovecento di Milano, con una emozionante Stefania Lo Russo quasi sempre in scena, accompagnata da Vincenzo Paladino, musiche di Igor Stravinskji “Hisotire du Soldat” versione per trio eseguite da Matteo Carminati (pianoforte) Leonardo Cella (violino) e Fabio Bussato Detto (clarinetto), scenografia di Elisa La Mensa, luci di Carlo Villa, movimenti coreografici di Maddalena Giovannelli, voce off di Paolo Buglioni, creano un ensable perfetto, di grande impatto visivo ed emotivo.

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Al Regista Marco M. Pernich abbiamo chiesto: A che cosa serve, durante il Giubileo straordinario, un testo come Genesi a teatro?
Ad esplorare l’inizio di uno dei testi fondativi dell’Umanità e a porsi di nuovo le eterne domande senza risposta che per tanto tempo nella cosiddetta modernità è stato detto inutile porsi. Avventurarsi oggi, tempo di pensiero debole, di materialismi, di economia rampante, di miti del pratico e dell’immediato, di ricerca, ad esplorare l’inizio di uno dei testi fondativi dell’Umanità è importante e necessario perché con tutti i problemi che ci sono, alzare di nuovo gli occhi al cielo e chiedere i perché assoluti forse non basta più. Oggi ognuno di noi è chiamato a trovare soluzioni personali ai problemi globali, per questo penso sia necessario tornare a guardare alle radici del nostro mondo, della nostra civiltà e del nostro essere umani e tornare a interrogare, con occhi nuovi e mente sgombra, quei testi fondativi, può essere utile per tutti noi”.

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